La cannabis al posto delle rose

In Spagna la grande serra di Garray passa dalla regina dei fiori alla marijuana terapeutica

Un progetto che metterà in salvo il lavoro di 230 persone

Quella che era la più grande serra in Europa dedicata alla coltivazione delle rose adesso si aggrappa alla cannabis per avere un futuro e continuare a dare lavoro a 230 addetti in quel di Garray, una remota località spagnola della provincia di Soria, nella comunità autonoma di Castiglia e León. Quando è stato inaugurato nel 2016 – dopo un investimento di circa 50 milioni di euro – l’impianto è stato accolto con entusiasmo dagli abitanti di questo territorio: un’occasione di lavoro che da queste parti non capita spesso. Ma le cose non sono andate per il verso giusto, la commercializzazione di rose non ha dato i risultati sperati e così Aleia Roses ha imboccato la strada del fallimento. Poi lo scorso anno sono arrivati gli americani: come riporta il quotidiano Diario Pùblico, il fondo Full Moon, specializzato in investimenti nel settore Cbd e cannabis medicinale con progetti in diversi stati degli Usa e in Colombia, ha acquisito le strutture di Aleia Roses attraverso la società Ondara Directorship. Il progetto era quello di produrre, negli oltre 14 ettari dell’impianto coperto, marijuana per uso medicinale. In un primo momento, la nuova proprietà ha annunciato che avrebbe abbinato la coltivazione della rosa a quella della cannabis, ma lo scorso aprile c’è stata un’improvvisa svolta: basta fiori e anche le piante che erano già a dimora sono state estirpate. È stata interrotta la coltivazione di rose per un valore vicino ai 6 milioni di euro.

L’avveniristica serra di Garray ospiterà le piantine di cannabis

Nei pochi anni di attività l’impresa spagnola si era ritagliata uno spazio nel panorama floricolo soprattutto per la produzione della rosa Red Naomi, un fiore di alta qualità apprezzato in tutto il Vecchio continente per l’intensità del suo colore rosso, numero di petali, spessore dello stelo e durata fino a due settimane in vaso. La nuova strategia ha però avuto un impatto diretto sull’occupazione: 192 lavoratori sono stati messi in cassa integrazione fino a fine anno, 33 sono stati licenziati con l’impegno alla reintegrazione e circa una quarantina sono rimasti a lavorare nell’impianto per preparare la piantagione di cannabis e mantenere le strutture.

Quella che era una delle sette aziende con più lavoratori della provincia di Soria è ora in attesa dell’autorizzazione del ministero della salute per coltivare marijuana a fini terapeutici, per un progetto che i sindacati spagnoli considerano «vitale» per il futuro di una delle zone con il minor numero di abitanti per chilometro quadrato – insieme alla Lapponia – di tutta l’Unione europea. E quei 230 posti di lavoro in ballo, che rappresentano lo 0,6% della popolazione di Soria, assumono un significato particolare: è come se si parlasse di un’azienda da 19.000 lavoratori a Madrid o da 10.000 a Barcellona, fanno notare le parti sociali.

La serra di Garray sorge a 1.030 metri di altitudine ed è un luogo baciato dal sole quasi tutto l’anno; una collocazione ideale per coltivare rose, con una temperatura mai troppo calda, anche durante l’estate, livelli bassi di umidità e la vicinanza del fiume Duero che fornisce acqua. L’impianto, poi, era realizzato in vetro – e non in plastica – il riscaldamento avveniva attraverso tredicimila punti luce, la pulizia interna e della copertura era affidata a macchinari specializzati e all’interno di queste serre ci si muoveva con auto elettriche. Tutti comfort che ora dovrebbe ereditare la cannabis.

 

Fonte: italiaoggi.it

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