Il Messico sta per legalizzare la marijuana, con qualche polemica
An activist for the legalization of marijuana shows a bud at a camp outside of the country's Senate building in Mexico City, Thursday, July 16, 2020. Mexican marijuana activists have been camping outside the Senate since Feb. of this year, growing a crop of marijuana plants and smoking it as a way to pressure the government into legalizing recreational cannabis. (AP Photo/Fernando Llano)

Il Messico sta per legalizzare la marijuana, con qualche polemica

Il Messico legalizzerà la vendita e il consumo di marijuana in tutto il paese. Un disegno di legge molto atteso è in discussione in questi giorni nel Senato del paese, e potrebbe essere approvato a breve. È una decisione importante, in un paese in cui il traffico di marijuana è ancora una delle principali fonti di reddito dei cartelli del narcotraffico. Con la legalizzazione, il governo spera di ridurre l’influenza dei narcos, svuotare le prigioni di piccoli spacciatori e consumatori, creare un mercato fiorente di marijuana legale, sia a scopo medico sia ricreativo, e incassare imposte grazie alla regolarizzazione del traffico illecito.

Legalizzando la marijuana a livello federale anche per usi ricreativi e non soltanto medici, il Messico entrerebbe in un gruppo di stati ristretto e molto recente: finora l’hanno fatto soltanto Canada, Georgia, Sudafrica e Uruguay, più molti stati americani e territori dell’Australia. Ci sono tuttavia dei problemi: gli stessi attivisti per la legalizzazione che per anni hanno combattuto per rendere legali vendita e consumo adesso criticano le regole che il governo intende emanare, perché penalizzerebbero i piccoli coltivatori in favore delle grandi aziende.

Il Parlamento è tenuto legalmente ad approvare una legge per la legalizzazione della marijuana entro il 15 dicembre. Nel 2018 la Corte Suprema del paese emanò una sentenza che definiva incostituzionale la proibizione della marijuana, e imponeva alle istituzioni di agire: dopo lunga attesa, ormai l’approvazione di una nuova legge è vicina.

Per molti analisti la legalizzazione è una buona notizia, specie se si considera che potrebbe economicamente danneggiare le organizzazioni criminali. Non è soltanto un’opinione degli attivisti: due ex presidenti messicani, Vicente Fox (2000-2006) ed Ernesto Zedillo (1994-2000), sono apertamente a favore della legalizzazione, e Fox è da anni molto attivo sul tema, con appelli e iniziative. Un altro, Felipe Calderón (2006-2012), ha detto più volte che servono alternative «di mercato» allo spaccio illegale. Tutti e tre questi presidenti, però, hanno cominciato ad approvare la legalizzazione soltanto dopo la fine del loro mandato: mentre erano in carica, al contrario, hanno sostenuto con forza la guerra alla droga, con l’aiuto degli Stati Uniti.

La coltivazione della marijuana in Messico è vecchia di secoli, e il suo commercio illegale su larga scala da parte dei cartelli del narcotraffico è cominciato negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso. Da allora, i cartelli hanno diversificato il loro business, ma la marijuana rimane una parte importante degli affari: le stime variano dal 20 al 50 per cento delle entrate illecite. Non è ancora chiaro fino a che punto la legalizzazione della marijuana danneggi i cartelli del narcotraffico. Un rapporto del Congresso americano ha riconosciuto che a causa della legalizzazione in molti stati degli Stati Uniti i cartelli sono stati costretti a diversificare, e probabilmente hanno subìto un danno ai loro affari. Ma il governatore della California, Gavin Newsom, ha detto l’anno scorso che da quando lo stato ha legalizzato la marijuana la situazione delle coltivazioni illegali «è peggiorata, non migliorata».

In ogni caso, negli anni il Messico si è spostato lentamente verso la legalizzazione: nel 2009 fu approvata una legge che depenalizzava il possesso di piccole quantità di marijuana e nel 2017 fu depenalizzato l’uso medico di prodotti con non più dell’1 per cento di THC, il principio attivo della cannabis. Infine, nel 2018, è arrivata la sentenza della Corte Suprema sulla legalizzazione. Da allora, però, il governo ha continuamente rimandato l’emanazione di un disegno di legge, anche se sarebbe legalmente obbligato a farlo. Quest’estate, per fare pressione sulla politica e denunciare i ritardi, gli attivisti per la legalizzazione hanno piantato nelle aiuole di fronte al Senato messicano centinaia di piante di marijuana, che non sono ancora state rimosse.

 

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