Come l’Africa può evitare la maledizione delle risorse nell’emergente industria globale della cannabis

Nell’ultimo decennio, il dibattito globale che circonda la produzione e la distribuzione della cannabis è cambiat0 in modo significativo. La crescente legalizzazione della cannabis medica e ricreativa nei paesi occidentali ha creato un’industria immensamente redditizia che promette una crescita esponenziale per tutti coloro che sono abbastanza saggi da sfruttarla.

Nonostante l’immenso potenziale del continente africano di diventare un hub per l’industria della cannabis, molti leader africani rimangono resistenti ad abbracciare le idee progressiste sulla pianta. La First Lady ugandese Janet Museveni ha esemplificato questa resistenza nel 2019 quando ha caratterizzato la proposta di una società israeliana di coltivare ed esportare cannabis dall’Uganda come “satanica” e “dannosa per il futuro dei bambini [ugandesi]”.

Man mano che i paesi africani “first mover” raccolgono i benefici della produzione della coltura con un vantaggio competitivo – grazie alla manodopera a basso costo e al clima favorevole – le loro controparti possono liberarsi delle loro inibizioni morali sulla presunta natura rovinosa del prodotto e modificare le leggi dell’era coloniale per partecipare al mercato emergente. Approfittando delle condizioni, gli africani potrebbero essere un grande giocatore nel mercato, dato che una recente ricerca stima che il mercato globale varrà 70 miliardi di dollari entro il 2028.

 

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